martedì 5 luglio 2011

Le pagelle: GIVENCHY HAUTE COUTURE FALL WINTER 2011 2012


Abiti fatti di neve e spuma di mare, crestati come stelle marine e agglomerati di coralli bianchissimi: Riccardo Tisci realizza nuovamente il miracolo. Un'eleganza che commuove, ieratica, vestiti per sante e vergini immacolate pensati come brina raggrumata sul corpo, come germinazioni di cristalli di ghiaccio sedimentati sul busto accanto a lavorazioni a spina di pesce e rilievi lattiginosi di pizzo ragnatela. L'abito diventa divisa del paradiso, fitto sulle spalle si stempera in veli fluttuanti punteggiati sul basso di perline o come un delta di fiume fatto di frange di seta in cui ricami impalpabili, leggermente dorati, s'acquietano. Meravigliosa, Riccardo si riconferma nuovamente il signore dell'haute couture grazie ad una sensibilità ed un'intelligenza creativa che non hanno pari. Una lode.

15 commenti:

  1. Tante belle parole ma in fondo è sempre la solita solfa.

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  2. concordo con ale!!!saranno pure meravigliose ma come valentino è una storia che dura da troppo tempo!!!

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  3. Eretici! Qui siamo davanti al miracolo!

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  4. 'O miracolo, 'o miracolo! Tutti in ginocchio.

    Si, il miracolo di San Gennaro che si liquefa tre volte l'anno.
    L'unica differenza è che questa couture, sempre uguale, si ripropone due volte l'anno.

    Comunque se l'intento è far vedere quanto sono brave le sarte di Givenchy, l'abbiamo capito benissimo.

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  5. Ma che dici? poi fai come la volta scorsa che ti penti di quello che hai detto e vuoi camminare sui ceci. Queste si chiamano variazioni di stile. Un discorso che non si stempera in una collezione e poi chi si è visto s'è visto. Quello che ti porta a dire questo per me è la disattenzione mossa dal bianco. Il bianco uniforma un pò tutto... se fossero di colore diverso noteresti delle meravigliose differenze. I volumi sono raccontati da lavorazioni tridimensionali a squama... i pizzi sembrano quasi punte di conchiglia. ogni elemento è impalpabile. Non parliamo mica di un Armani che per le couture taglia e cuce. Al di là delle sarte brave o meno... anche l'abito di Charlene di Armani aveva dietro centinaia di ore di lavoro (Armani ci ha tenuto nel precisarlo) ma fondamentalmente faceva cagare.

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  6. Io vedo abiti con gonne trasparenti che si allargano sul fondo, la silhouette è ossessivamente ripetuta. Chiamala come vuoi, a me ha stancato.
    Ho sempre detto che al primo posto metto il disegno dell'abito, le lavorazioni mi interessano meno.
    Haute Couture può voler dire anche "taglia e cuce", bisogna vedere come e cosa.

    Per l'abito di Charlene concordo. Aveva detto che l'abito era pensato per ridurre visivamente la larghezza delle spalle, invece erano enfatizzate...

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  7. SI si, ma il fatto che le lavorazioni ti interessano poco è un tuo limite. Non è che possiamo fare dei limiti dei metri di giudizio. per quanto riguarda le silhouette che stancano... non parliamo delle pagode di Armani che ormai fanno venire il voltastomaco.

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  8. sono l'anonimo di prima, volevo dire che gli abiti sono magnifici e su questo non c'è alcun dubbio (lavorazioni,silhouette ecc)ma sembra che da 3 collezioni a questa parte facciano tutti parte di una sola collezione e non di 3 differenti!!! io non parlo di lavorazioni o silhouette ma della storia che c'è dietro questi abiti,dell'ispirazione: una ragazza mistica quasi eterea che viene dal paradiso e si veste di neve e brina!!!

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  9. @Anonimo: io mi riferivo ad Ale.

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  10. lo so!volevo solo dire che il mio commento si discostava da quello di ale in quanto la mia critica verso la collezione è fondamentalmente diversa!

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  11. Beh ma se ci fermiamo solo ai colori e alle lunghezze per decretare valore ed evoluzione di una collezione...c'è ben piu'...e Tisci ha analizzato ogni singolo aspetto in maniera magistrale. E quanto alle lavorazioni, beh nell'haute couture sono BASILARI.

    robs

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  12. Eh beh... c'ha ragione Robs... mica nell'haute couture possono stare li a pettinare le bambole come fa Giorgio Armani...

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  13. Concludendo:
    - PER ME una collezione quasi identica alle precedenti, tutte fatte di abiti simili, chiamatela pure "variazioni di stile" (questa definizione sarebbe perfetta per Zelig, risate a crepapelle) è di una noia mortale.
    - Il termine "lavorazioni" racchiude infinità di varianti e PER ME la basilare è disegnare e costruire sartorialmente in modo impeccabile un abito. I ricami, i rilievi, le applicazioni possono esserci, come no.
    - PER ME una collezione haute couture deve comprendere una varietà di proposte dal giorno alla sera e non essere claustrofobica, incentrata soltanto su una tipologia di abito ripetuta ossessivamente.
    Passo e chiudo.

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  14. Ovvio che sono simili... ma non vedo la necessità di cambiare quando ancora c'è la possibilità di esplorare e raccontare. Voglio dire... l'ispirazione non è una mela da addentare e gettare via... e non tracciamo il parallelo con Armani che... sia quando si parla di Giappone sia quando si parla di Salento ha la capacità di proporre sempre le stesse cose.
    Certo che le lavorazioni e i ricami possono esserci o no... ma se ci sono entrambe le cose una collezione può essere più completa (o no). Nel caso di Givenchy struttura e decorazione si sposano meravigliosamente.
    Per me l'haute couture può essere quello che vuole... deve realizzare il sogno... che sia da giorno o da sera poco importa... tanto le super ricchissime se manca il giorno possono farselo costruire su misura. La couture è un'idea... l'adattamento poi è tutt'altro. Tanto comunque l'abito va garbato addosso.. e spesso è ripensato sull'idea iniziale. Non venderanno mica gli abiti che sono stati fatti sfilare.

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  15. vedo che non sono stato ascoltato...

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